Curiosamente, però, la Russia ha relativamente pochi decessi. Oltre 5 mila, con un tasso di letalità all’1%. Molto inferiore rispetto agli altri paesi più contagiati: 6,3% in Brasile, 5,8% negli Stati Uniti, 14% nel Regno Unito, 11,4% in Spagna, 14,2% in Italia, 19,5% in Francia. Nettamente più basso anche della Germania, che ha un tasso di letalità del 4,7%.

In Russia dove l’economia è industriale e non terziaria, in aprile la produzione di acciaio è scesa del 20% rispetto a marzo, e il calo è ancora più marcato se lo si confronta con il 2019. Ma i produttori russi comprano tecnologia europea per i loro impianti, e pianificano di continuare a investire in tal senso. La Russia è oggi il secondo produttore mondiale di alluminio e il quinto produttore mondiale di acciaio, con 80 milioni di tons/y. Ben 4,7 milioni di tons ad aprile. Meno dei 5,8 milioni di marzo, dei 6,2 di gennaio, ma senza picchi negativi.

Molto più avanti è la Cina. Il gigante asiatico infatti copre oltre il 60% della produzione mondiale di acciaio, con quasi un trilione di tons e già a marzo in uscita dall’emergenza Covid-19 aveva rilanciato la sua produzione raggiungendo ad aprile gli 85 milioni tons. Come ciascun gigante industriale l’equilibrio tra pandemia e economia è in questo momento cruciale, nonostante i media russi tendano a sminuire la portata dei numeri. Il rapporto tra decessi e contagi dipende dalla registrazione delle cause di morte. E non compaiano grandi aperture in prima pagina.

Dubbi non ce ne sono invece sul trend della produzione metallurgica russa. L’acciaio è vitale per l’economia di Mosca. Come del resto lo è l’alluminio primario dove la Russia, con il gigante Rusal, tra i primi tre produttori mondiali. Certamente per un paese ricco di materie prime, l’industria pesante pesa molto sull’economia complessiva. Anche perché la siderurgia ha sempre avuto tra i suoi punti di forza i costi di produzione più bassi rispetto ad altri paesi. E sopra tutto un enorme acquirente: l’industria militare.

In ogni caso, l’innovazione tecnologica nella siderurgia russa procede, come dimostrano gli investimenti in corso e in programma da parte dei principali gruppi del paese. Severstal, Evraz, Nlmk, Mmk, Metalloinvest e Mechel, giusto per citare i principali, acquistano dall’Europa molta tecnologia per produrre per settori destinati a grandi innovazioni: militare, automotive e trasporti.

E l’Italia è finalmente in prima linea per l’acciaio russo. Dopo anni di dominio tedesco, secondo Metal Technologies nel 2019 Danieli ha vinto 11 delle 13 gare per impianti dell’acciaio. Il gigante di Buttrio ha vinto per la capacità di innovazione di prodotto e la flessibilità produttiva battendo la concorrenza tedesca e giapponese in Russia. Antonello Colussi, ceo di Danieli nota: «Per l’ordine più importante, lo stabilimento in Siberia del Gruppo Evraz, per esempio, abbiamo fornito il primo impianto a bramma sottile di nuova generazione installato in Russia. A regime avrà una capacità produttiva di 2,5 milioni di tonnellate all’anno di coils a caldo, destinati a molteplici applicazioni finali: strutturali, pannelli, tubature, stampaggio, formatura, oil&gas etc».

La ricetta vincente? L’ingegner Colussi, che vive in Russia da anni ammette: «Conoscere bene la lingua, la cultura, sono stati passepartout fondamentale per entrare nei gangli del sistema industriale. E questo è stato positivo anche per l’export italiano nel paese. Non solo prodotti di lusso e alimentari, ma anche appunto tecnologie. E comunicazione».

Fonte – Italia Oggi

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