Acciai Speciali Terni: spunta l’ipotesi Posco

La cosa è emersa durante un incontro – quello di stamattina tra Massimiliano Burelli, amministratore delegato di Acciai Speciali Terni, e i segretari territoriali dei sei sindacati presenti nell’acciaieria – che non ha offerto a questi ultimi particolari motivi di serenità.

La cosa è questa: tra AST e il colosso dell’inox Posco è in corso un programma di collaborazione che, per ora, prevede la spedizione, da Terni in Turchia, dove il produttore coreano ha un impianto di laminazione a freddo, di circa 70mila tonnellate di coils che saranno laminati in “conto lavorazione” per poi tornare in Italia.

La motivazione è che si tratta di materiale di larghezza 1500 millimetri e che i due laminatoi umbri in grado di lavorarlo (gli altri quattro possono lavorare materiale di larghezza massima 1270 millimetri) sono già saturi. Ovvio, però, che sentire il nome di Posco ha fatto drizzare le orecchie ai sindacalisti, soprattutto perché – com’è noto – a breve sarà avviata ufficialmente la procedura di vendita di AST da parte di thyssenkrupp, che dal 1 ottobre la inserirà nella divisione multi-track, e Burelli ha anticipato che almeno altre due manifestazioni di interesse si aggiungeranno alle sei già arrivate.

L’altra nota positiva registrata dai sindacati è quella relativa al fatto che «sul piano dei volumi viene confermato un incremento degli stessi per ottobre e novembre». Ma le buone notizie finiscono qui.

In una nota congiunta, infatti, i sindacati dicono di ritenere «pericolosa e non accettabile la preclusione dell’azienda nel rispettare i livelli occupazionali previsti (mancano poco meno di venti addetti rispetto al numero previsto dall’accordo che scadrà tra una settimana; ndr), visto anche il non rinnovo di 17 lavoratori somministrati e i continui spostamenti del personale, che aumentano lo stato di preoccupazione e incertezza dei lavoratori. Il reintegro e il rinnovo dei contratti di somministrazione si rendono, invece, necessari a garantire gli organici tecnologici anche in vista dell’aumento dei volumi e dei futuri assetti industriali».

Anche perché l’amministratore delegato avrebbe ribadito che l’azienda considera in esubero almeno 31 impiegati e che le procedure per il loro esodo saranno avviate non appena terminerà il periodo di blocco dei licenziamenti. E che «in riferimento al contesto generale e di vendita non è disponibile ad impegnarsi con un nuovo piano per il futuro».

Burelli, poi, ma questo era ovviamente prevedibile, «non si è reso disponibile a discutere i budget produttivi, economici e finanziari come da ordine del giorno della riunione, rinviando la discussione alla metà di ottobre».

I sindacati, contestando questo atteggiamento, annunciano che «ritengono utile in questa fase – a partire da domani (in programma c’è un incontro con la Regione Umbriandr) – di impegnare tutti gli attori deputati a garantire il futuro certo dello stabilimento, con la consapevolezza che la fase di transizione può essere pericolosa se gestita in maniera unilaterale da parte dell’azienda». Che tradotto significa che verrà chiesto l’intervento del MiSE.

Fonte-Siderweb

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