Arcelor Mittal, l’ipotesi cinese per la (difficile) caccia a un nuovo acquirente

di Rita Querzè

Dopo la via della seta, la via dell’acciaio. L’altroieri, mentre il presidente del Consiglio Conte incontrava i Mittal a palazzo Chigi, è stata riaperta la dataroom Ilva da Intralinks. Ad accedere potrebbe essere stato lo stesso governo, per verificare la fondatezza del ricorso presentato dai francoindiani al tribunale di Milano. Ma resta il fatto che se alla fine AM InvestCo riconsegnerà le chiavi ai commissari la prima cosa da fare sarà cercare un investitore o almeno un partner industriale.

Le ipotesi tra India e Italia
Pochissimi imprenditori in Italia hanno un identikit compatibile con un’impresa del genere. L’indiano Jindal che ha rilevato la ex Lucchini di Piombino (e faceva parte della cordata che aveva conteso l’Ilva ad AM InvestCo) oggi si è impegnato con un investimento in India da 2,8 miliardi di euro. Il subentro sembra in questo momento una sfida impegnativa. Il cremonese Arvedi ha diminuito la produzione e ora alcuni impianti sono fermi per manutenzione. Inoltre è alle prese con la ristrutturazione dell’acciaieria di Servola, a Trieste. Il gruppo Marcegaglia è il più grande consumatore di coils in Europa e potrebbe avere vantaggi dall’integra-zione verticale con chi produce acciaio. Ma ambienti vicini al gruppo smentiscono qualunque interesse. Anche perché oggi Ilva non è più il suo primo fornitore. Infine ci sarebbe la Tenaris della famiglia Rocca, con i suo forni elettrici a Dalmine e gli altoforni in Sudamerica. Parliamo di un gruppo da 7 miliardi di euro fatturato. Ma anche qui nessuno pensa ad avventurarsi in questa impresa.

L’interesse turco o la proposta cinese?
Si è parlato di un interesse turco all’Ilva. In Turchia il maggiore produttore è Erdemir, iindin mano al fondo pensioni dell’esercito di Erdogan. Ma produrre in Turchia è più vantaggioso sul piano del costo del lavoro. Alla fine, sulla carta i più interessati potrebbero essere i produttori cinesi: con Ilva avrebbero il vantaggio di avere un avamposto in Europa, per loro un mercato di approdo. Senza contare gli interessi geopolitici del celeste impero. Uno dei più grandi produttori cinesi, Hebei, nel 2014 ha acquisito Duferco Trading, un grosso trader europeo dell’acciaio basato in Svizzera. Da notare: tra i primi produttori di acciaio al mondo sei sono cinesi, due giapponesi e uno sudcoreano. Forse è qui che un eventuale partner per Ilva andrebbe cercato.

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