Ast, Patuanelli: «Marcegaglia e Arvedi interessati»

«Ritengo che ci siano almeno due soggetti, e ne abbiamo contezza fattuale, che sono interessati storicamente ad Ast, che sono il gruppo Marcegaglia e il gruppo Arvedi. Credo che potrebbe esserci anche l’interessamento di altri player internazionali. Ritengo però che la presenza di player italiani sia la garanzia di non trovarci poi con imprenditori che promettono investimenti nel nostro Paese e poi cercano di chiudere gli stabilimenti e arretrare le loro posizioni»: parole pronunciate martedì mattina direttamente dal ministro dello sviluppo economico, Stefano Patuanelli, in un’informativa urgente alla Camera sulla situazione della siderurgia.

Le riflessioni

L’ex Ilva di Taranto è stata ovviamente in larga parte al centro dell’intervento del ministro, che però si è soffermato anche sulla questione Ast, dopo l’annuncio da parte della ThyssenKrupp di voler vendere o trovare un partner per lo stabilimento di viale Brin. «Quello di Terni – ha detto Patuanelli – è un impianto importante, per il quale oggi si pone il problema di un nuovo assetto societario. Già due anni fa delle cordate italiane erano pronte, poi Thyssen ha arretrato dicendo che non aveva più intenzione di vendere. Oggi dobbiamo attendere le mosse che la proprietà vorrà fare, se la cessione sarà totale o parziale. L’intelocuzione è proseguita anche in questi giorni con l’amministratore delegato di Ast, che ha confermato il piano industriale da 60 milioni di euro di investimenti nel biennio e gli obiettivi del piano. Il crollo molto forte del mercato ha colpito meno incisivamente gli acciai speciali, per cui la flessione è stata meno importante. È chiaro che procedura dovrà seguire la volontà della proprietà e probabilmente sarà una procedura ordinaria». Dunque seguita da un advisor finanziario, con offerte non vincolanti inizialmente e poi vincolanti in un secondo momento

Il piano speciale della siderurgia e l’intervento dello Stato

Più in generale il ministro ha sottolineato che dopo l’emergenza sanitaria (-40% la pruduzione in Italia di acciaio a marzo su base annua, rispetto al -6% mondiale) «è arrivato il momento il ripensare a tante filiere, tra cui quella siderurgica». Ha quindi parlato di «un piano strategico della siderurgia, che definisca il fabbisogno di acciaio nel Paese». «Serve – ha aggiunto Patuanelli – un rilancio del settore, una radicale ristrutturazione, che ne aumenti competitività e qualità». Lo stesso ministro ha anche sottolineato come dal canto suo il processo di privatizzazione di molte aziende «ha fatto emergere più i contro che i pro, nella difficile ricerca dell’equilibrio tra competitività degli stabilimenti, prezzo finale dell’acciaio e ambiente e sicurezza». Per questo Patuanelli ritiene «obbligato» il passaggio che «il Governo sta cercando di fare accompagnando, almeno parzialmente, l’impresa privata con interventi di Stato a tutela dell’ambiente e della sicurezza».

Fitto calendario di incontri

Ci vorrà tempo – ha fatto intendere Patuanelli parlando dell’iter della procedura – prima di capire in che mani finirà l’Ast, certo è che il Governo sembra caldeggiare molto la soluzione ‘italiana’, magari con un intervento diretto – attraverso Cassa Depositi e Prestiti – accanto a quello dei soggetti privati. Al momento l’unica certezza è la rete di incontri previsti in settimana: nel pomeriggio di martedì lo stesso Patuanelli ha convocato in call i parlamentari umbri, mercoledì alle 14 i sindacati territoriali dei metalmeccanici si confronteranno invece con la Regione, prima della conference call di giovedì mattina al Mise alla quale, oltre ad istituzioni locali è sindacati, è stata invitata anche l’azienda.

L’assemblea della Fiom Cgil Terni

Sempre martedì si è tenuta, in videoconferenza, l’assemblea generale della Fiom di Terni alla presenza del segretario generale del sindacato, Claudio Cipolla, e del segretario nazionale Fiom e responsabile siderurgia, Gianni Venturi. L’organismo ha analizzato, in prima battuta, l’emergenza Covid rispetto al lavoro in fabbrica: «Abbiamo sottoscritto diversi accordi e ottenuto importanti impegni da parte delle imprese per ridurre il rischio di contagio da Covid-19. In Ast – osserva la Fiom – la fase è stata più difficile per la complessità del sito e per il rapporto tra fabbrica e città che ha condizionato pesantemente il lockdown fino al nulla osta del prefetto di Terni. In tutto questo periodo abbiamo utilizzato i mezzi classici del sindacato: la contrattazione e lo sciopero. È mancata pesantemente la possibilità di fare assemblee e di costruire percorsi democratici. I delegati e le delegate hanno svolto un ruolo fondamentale per informare i lavoratori e le lavoratrici e costruire insieme linea politico-sindacale dell’intera organizzazione. Per questo l’assemblea ha ringraziato il lavoro di tutti i delegati e le delegate che sono stati la nostra prima linea per rivendicare diritti dentro l’emergenza sanitaria».Claudio Cipolla

«Non accettiamo soluzioni ‘preconfezionate’»

Rispetto alla vendita di Ast da parte di Tk e a quanto riferito dal ministro Patuanelli, la Fiom conferma «l’azione unitaria e le rivendicazione fatte all’indomani del disimpegno di ThyssenKrupp. Il 28 maggio – afferma il sindacato – saremo al Mise per ribadire la strategicità delle produzioni di Terni, l’unicità del sito, la salvaguardia dei livelli occupazionali e salariali dei diretti e degli indiretti. Oltre all’individuazione preferibilmente di un player o partner europeo o mondiale e comunque che abbia la capacità di competere nei mercati globali e a cui interessi produrre a Terni, insieme ad investimenti certi per traghettare l’azienda fino al momento della vendita». Il sindacato non evita però di rimarcare «le difficoltà del momento, poiché a guidare il processo di vendita rimane lo stesso management che solo pochi giorni fa garantiva investimenti e sviluppo dopo la cessione del comparto elevator. Chiediamo un impegno diretto del Governo affinché intervenga per costruire una interlocuzione con i massimi vertici della casa madre ThyssenKrupp. Guardiamo con favore a qualunque aiuto di Stato che possa favorire il passaggio con le garanzie richieste dalle organizzazioni sindacali, purché gli stessi non siano finalizzati a fare cassa e a garantire i livelli occupazionali solo nel breve periodo. Siamo preoccupati – osserva la Fiom – per le notizie che sono arrivate mentre era in corso la nostra riunione: oggi il ministro Patuanelli non ha semplicemente informato i parlamentari umbri, ma ha indicato percorsi possibili rispetto all’interessamento di cordate italiane. Il confronto previsto per il 28 maggio non può avere soluzioni preconfezionate e ‘gli italiani’ non rappresentano di per sé una garanzia, basti ricordare quello che è successo nel 1994 con la speculazione finanziaria e la cessione totale delle quote alla multinazionale tedesca».

«Fare in fretta»

Tra coloro che hanno partecipato alla conference call pomeridiana c’è il deputato di Forza Italia Raffaele Nevi: «Da un punto di vista metodologico ritengo utile aver coinvolto noi parlamentari umbri per affrontare questo tema. Il mio auspicio è che ci sia l’unità di tutte le forze politiche. Al ministro Patuanelli ho ribadito il concetto che ho espresso sin dal primo momento, chiedendo che si impegni la multinazionale tedesca su due questioni fondamentali. La prima riguarda il rispetto da parte di Thyssenkrupp degli accordi sottoscritti e il relativo cronoprogramma del piano di investimenti, soprattutto in campo ambientale. Su questo infatti mi auguro che il Governo vigili su quanto concordato, perché sono in essere progetti importanti. Inoltre ritengo che ci debba essere da parte della stessa azienda l’impegno a ricercare un partner (se italiani sicuramente meglio) o acquirente che abbia interesse a sviluppare il sito ternano dal punto di vista della produzione industriale, mantenendo il ciclo integrato che riguarda l’area a caldo e freddo, la Società delle Fucine e il Tubificio. Spero – conclude – che si faccia in fretta perché non è certamente positivo lasciare un’azienda, di tale importanza, troppo a lungo in una situazione di incertezza che finirebbe per rendere più fragile l’azienda e quindi con essa la città di Terni e l’intera Umbria».

«Priorità produzioni e lavoro, grande compattezza»

La capogruppo di FdI in Regione, Eleonora Pace, è soddisfatta per l’unione mostrata sulla necessità di salvaguardare le qualità delle produzioni e il mantenimento del lavoro: «Quello dell’Ast è un tema sul quale abbiamo sempre registrato grande compattezza al di là di valutazioni o sfumature differenti e che ha trovato una sintesi nel documento votato in aula. Più volte abbiamo espresso preoccupazione per le tante indiscrezioni e smentite che hanno accompagnato il modo nel quale si stava incanalando la vicenda Ast. Lo abbiamo fatto già all’indomani dell’accordo del 2014 che concludeva una vertenza drammatica, che aveva visto una dura lotta dei lavoratori che, unitariamente ad una città e ad un’intera regione, difendevano il ‘lavoro italiano’ ed il diritto al futuro delle sue produzioni di eccellenza. Ecco perché la risposta delle istituzioni deve essere perciò quella di favorire la ricerca di un nuovo percorso che sostenga le attuali produzioni, gli stessi volumi e gli attuali livelli occupazionali, favorendo la concorrenza sul mercato globale ed evitando operazioni che impoveriscano il patrimonio del lavoro italiano che tale rimane al di là dei profitti che legittimamente le multinazionali possono fare. Questa nuova situazione per AST – conclude Pace – ha caratteristiche straordinarie e deve essere subito iscritta urgentemente nell’agenda del Governo e accompagnata da una forte mobilitazione di tutte le istituzioni umbre a partire dalla Regione, insieme a tutte le forze politiche, sindacali e all’intera società umbra».

Fonte – UmbriaOn

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