AST Terni. Epifani: «Spero non passi ai cinesi»

L’acciaio italiano davanti alla doppia sfida del confronto con i grandi player mondiali e con il possibile impegno diretto dello Stato, ma anche e soprattutto la situazione di Acciai Speciali Terni. Sono stati questi gli argomenti trattati nel corso di un webinar, al quale siderweb ha preso parte, organizzato dal gruppo di “Senso Civico” al Comune di Terni.

«L’iniziativa è nata della consapevolezza – ha spiegato il consigliere comunale di “Sensco Civico” Alessandro Gentiletti – di quanto sia necessario tenere alta l’attenzione su un tema decisivo per l’economia locale, ma strettamente legato al quadro nazionale ed internazionale nel quale la più grande azienda operante nel territorio si trova a competere. Ed anche dalla certezza che le istituzioni locali dovrebbero essere più presenti e non fare i “pesci in barile” come sembra stiano facendo anche in altre vertenze in atto».

Un grande Paese manifatturiero e che utilizza molto acciaio come l’Italia, ha detto il deputato di Articolo 1 ed ex segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani, «non può non produrlo, altrimenti diventa dipendente dall’offerta altrui e magari costretto a pagarlo ai prezzi che vengono imposti. E ovviamente lo stesso vale per l’Europa. Quello che c’è, quindi, deve essere salvaguardato e valorizzato».

Per questo, secondo Epifani, «è certamente necessario un piano nazionale per la siderurgia che partendo dalla situazione relativa all’ex Ilva di Taranto ed alla trattativa in corso con ArcelorMittal, dalle incertezze che caratterizzano la presenza di JSW Italy a Piombino ed ora alla situazione che si sta determinando a Terni con thyssenkrupp, deve essere messo a punto da un governo che non può essere spettatore, ma protagonista attivo che accompagni le dinamiche di mercato private, ma pronto a “calare l’asso” di una presenza di complemento. Chi vorrà comprare Acciai Speciali Terni, insomma, dovrà sapere che il governo svolgerà un ruolo attivo e di controllo perché non sarà indifferente se AST passerà ad un player o ad un altro».

Ed a questo proposito Epifani ha espresso chiaramente il proprio parere: «Dirimente dovrà ovviamente essere il piano industriale del possibile acquirente, ma io preferirei che si evitasse di pensare ai cinesi, mentre vedo bene il passaggio ad un player italiano, ma siccome i nostri produttori hanno difficoltà finanziarie ci vorrebbe lo Stato in appoggio».

Anche perché, ha ricordato Onorio Rosari, responsabile “lavoro” di Sinistra Italiana, «sappiamo che le multinazionali devono rispondere ai loro governi che chiedono di conservare nel Paesi di origine delle quote di produzione e che questo comporta scelte che spesso non sono strettamente collegate alle performance ed ai possibili sviluppi dei singoli siti italiani».

Per questo, anche secondo lui «è necessaria una strategia complessiva da parte del governo, tenendo anche presente la necessità di mantenere in equilibrio il rapporto tra produzione ed ambiente. Ci sono lavorazioni che a fronte di investimenti giusti possono convivere con le realtà locali e permettere la crescita dei territori».

Nessun dubbio, per Rosati, sulla «possibile presenza dello Stato, magari attraverso Cassa Depositi e Prestiti e per le cose appena citate, negli organismi di controllo ed indirizzo delle grandi aziende».

Sul fronte locale ternano le opinioni sono diversificate. Per il segretario regionale umbro della Fim Cisl Simone Liti, infatti, «il ruolo che lo Stato intende giocare per non permettere alle multinazionali di fare il bello ed il cattivo tempo è certamente importante, ma la sua presenza non deve deresponsabilizzare il privato e, soprattutto, io non credo ad uno Stato imprenditore».

Ma potrebbe, «insieme ad un impegno più concreto da parte dei governi locali, puntare a superare alcune problematiche storiche e mai risolte: la logistica, ad esempio, che penalizza molto AST, visto che il collegamento stradale con il porto di Civitavecchia è ancora un miraggio e che anche la rete ferroviaria è decisamente insufficiente».

Quanto ai possibili nuovi “padroni” delle acciaierie ternane, Liti è stato chiaro: «Non ne faccio un problema di nazionalità, ma di progettualità e per questo preferisco pensare ad un soggetto industriale con competenze specifiche nella produzione e nella commercializzazione dell’acciaio, ma ritengo soprattutto decisivo gestire la fase transitoria per evitare di arrivare alla cessione con un sito depotenziato e difficile da risollevare per chiunque».

Il segretario ternano della Fiom Cgil Alessandro Rampiconi, a proposito di questo ha messo in risalto che «thyssenkrupp commercializza l’acciaio prodotto a Terni come quello prodotto altrove e il rischio che si corre è che possa depotenziare Terni arrivando alla vendita con un sito ormai ridotto a scatola vuota».

Mentre a proposito del piano nazionale per la siderurgia è stato chiaro: «Strumento utile a patto di chiarire quali sono le specificità di ogni singolo sito produttivo – gli acciai speciali di Terni, prodotti da forno elettrico, sono una produzione unica per il nostro Paese – e mettere in evidenza le differenze anche sotto il profilo ambientale e della sostenibilità delle produzioni».

E poi il suo monito è stato questo: «Attenzione al “meglio gli italiani” perché nel 1994 (quando le acciaierie furono privatizzate; ndr) i nostri imprenditori si comportarono come è noto, uscendo in fretta dalla compagine societaria, facendo cassa e lasciando mano libera ai tedeschi. Senza dimenticare che le dimensioni, su scala mondale, contano».

Fonte-Siderweb

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