AST Terni. Marcegaglia: «Asset da salvaguardare»

La “Fase 2”, per il gruppo Marcegaglia, «è iniziata già in piena “Fase 1” – dice il presidente Antonio Marcegaglia (nella foto di testa) – visto che fin dal 24 febbraio abbiamo implementato protocolli molto rigidi per garantire la salute dei nostri collaboratori e, ovviamente, anche salvaguardare le nostre produzioniche, infatti, hanno potuto proseguire, seppur ovviamente in forma ridotta».

Antonio Marcegaglia, che sarà protagonista del webinar “Mercato & Dintorni” che siderweb ha organizzato per mercoledì prossimo 3 giugno alle 11, parla di una riduzione quantificabile «in un 10-12% a marzo ed in un 30-35% ad aprile, mentre maggio si sta caratterizzando per la perdita di una quota di spedizioni non trascurabile. Dati che ci hanno portato ad aggiornare il budget per il 2020, che ora parla di un rallentamento del 25-30% per il Q2 e che prevediamo permanga al di sotto del dato 2019 anche negli altri due quarti successivi. Tanto che immaginiamo di chiudere il 2020 con un calo del 12% dei volumi».

Il tutto per il combinato disposto di elementi diversi: «Lo stato di evidente difficoltà – spiega Marcegaglia – di settori specifici, come l’automotive e la meccanica in generale, ad esempio, che stanno ripartendo con una lentezza più accentuata rispetto al previsto; il fatto che anche la Germania ha segnato e segna il passo; l’atteggiamento che si registra nei comparti del commercio e della distribuzione che, in presenza di prezzi calanti o comunque non in aumento, appaiono riluttanti ad incrementare le scorte che, va ricordato, rappresentano un quarto del consumo di acciaio».

Ma nella visione del presidente del gruppo «non è il caso di valutare tutto con atteggiamento negativo, anzi. Perché i bassi livelli a cui il mercato è arrivato – spiega – non possono che far presagire un rimbalzo che, seppure non ai livelli precedenti, non potrà che riportare in alto sia i volumi che i prezzi».

Parlare con Antonio Marcegaglia, però, non può che portare ad affrontare un tema di stringente attualità: Acciai Speciali Terni. E lui non si nasconde: «Non abbiamo mai fatto mistero del nostro interesse per quella realtà – dice – e lo abbiamo di recente ribadito a thyssenkrupp. Non si tratta certo di una scelta opportunistica – chiarisce – e mi piace cogliere l’occasione per spiegare, ancora una volta, che il gruppo Marcegaglia non è certo “solo” il cliente più importante di AST, ma che è in grado e vuole costruire una sinergia ottimale con il sito ternano».

Dal fronte sindacale, però, arrivano segnali poco incoraggianti e si preferirebbe, per AST, un futuro sotto l’ombrello di un grande player internazionale: «Mi farebbe molto piacere – replica il presidente del gruppo Marcegaglia – parlare di questo direttamente con i rappresentanti sindacali. Sono certo che, una volta conosciuto il nostro progetto e chiariti i dubbi, che spesso sono generati da informazioni inesatte, rivedrebbero la loro posizione».

E per ribadire il concetto, Antonio Marcegaglia ricorda che «noi siamo la prima realtà metalsiderurgica italiana, con 5,3 miliardi di fatturato e sei milioni di tonnellate di acciaio trasformate all’anno, 500mila delle quali di inox». Ma poi emerge un altro aspetto non trascurabile, del quale parla quasi con pudore: «Il riportare in Italia il controllo di un asset storico quanto importante, come quello di Acciai Speciali Terni (come già fatto, peraltro, con l’acquisizione di Palini & Bertoli dai russi di Evraz; ndr), sarebbe per noi motivo di grande orgoglio e un obiettivo per il quale siamo pronti a valutare anche possibili partnership, ma ad una condizione: averne poi il controllo della gestione».

Tornando a temi di carattere generale, Marcegaglia spiega che «la normativa di salvaguardia, nata con finalità giuste e condivisibili, rischia di essere forzatafino portarla a determinare conseguenze diverse da quelle che aveva all’origine. Perché se può essere condivisa una politica di riduzione temporanea e limitata delle quote, non è proponibile che si vada verso una chiusura quasi totale dei mercati che stravolgerebbe tutte le regole più elementari».

Come pure «trovo inspiegabile l’atteggiamento di chiusura, con una normativa antidumping che ad essere generoso definisco strana, nei confronti dei coils a caldo provenienti dalla Turchia. L’eccesso di protezionismo senza andare alla ricerca degli autentici casi da perseguire e chiudersi dentro i propri confini – conclude Antonio Marcegaglia – rischia anche in questo caso di rivelarsi negativo soprattutto per il mercato».

Fonte – Siderweb

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