Dall’industria tedesca al lavoro Usa, tutti i market mover della settimana

  • di Andrea Franceschi

Il primo trimestre 2019 si chiude con un saldo positivo per i mercati azionari. L’indice Msci World che monitora l’andamento delle principali piazze mondiali ha recuperato oltre l’11% del suo valore ed è ad appena 5 punti percentuali dai picchi toccati a settembre dello scorso anno. In Europa si è distinta in particolare Piazza Affari capace di recuperare oltre il 16% del suo valore (+12% la performance dell’indice europeo STOXX 50).

L’indice FTSE MIB delle società a maggior capitalizzazione è a un passo dal recuperare le perdite degli ultimi sei mesi legate alle tensioni sullo spread ma resta ancora sotto del 5% rispetto ai livelli di un anno fa mentre in media le altre piazze continentali risultano in rialzo del 2 per cento.

Sebbene il mercato azionario abbia recuperato buona parte delle perdite registrate nell’ultima parte dell’anno i fondi azionari continuano a registrare una consistente emorragia di capitali a tutto vantaggio degli obbligazionari. Nell’ultima settimana ci sono stati 12,5 miliardi di riscatti dall’equity e 8,6 miliardi netti di nuove sottoscrizioni per i fondi bond. Numeri che portano il saldo da inizio anno in rosso di 79,3 miliardi per l’equity e in positivo per 86,4 miliardi nel caso dei fondi obbligazionari.

La decisione delle banche centrali di ammorbidire la loro politica sui tassi è avvenuta in conseguenza di un chiaro peggioramento delle prospettive di crescita dell’economia. Per questo gli investitori continueranno a monitorare da vicino l’andamento dei dati macroeconomici. Se stabili o negativi gli indicatori possono rappresentare una conferma del trend in atto da tempo. Se positivi c’è invece da mettere in conto un’inversione di rotta (tassi in rialzo sui bond). Meno univoco l’impatto sul mercato azionario che da una parte potrebbe essere favorito in un contesto di politica monetaria espansiva, dall’altro rischia di subire i contraccolpi di una frenata dell’economia nel caso in cui i risultati societari dovessero risentirne.

La settimana si apre con la pubblicazione degli indici di fiducia (i cosiddetti “purchasing manager index”) in varie economie sviluppate da sempre monitorati attentamente dagli investitori per avere il polso dell’economia. Si parte in Europa con la pubblicazione degli indicatori per i singoli Paesi a cui seguirà il dato relativo a tutta l’Eurozona. Osservata speciale è la Germania visto che gli indici di fiducia della manifattura tedesca da tempo stanno facendo segnare flessioni importanti. Un altro dato chiave in ottica di politica monetaria è quello dell’inflazione visto che lunedì sarà pubblicata una prima sull’andamento dei prezzi al consumo nell’Eurozona relativo al mese di marzo. Nel pomeriggio prevista poi la pubblicazione dell’analogo indice di fiducia ISM relativo alla manifattura Usa.

Altra giornata ricca di dati macro è quella di mercoledì 3 quando saranno pubblicati gli indici di fiducia relativi al settore dei servizi in Europa e Stati Uniti. Nello stesso giorno la società Adp pubblicherà la sua consueta stima sui nuovi occupati negli Usa relativa al mese di marzo. Una previsione in vista dei dati ufficiali del ministero del lavoro la cui pubblicazione è prevista per venerdì. Dalle statistiche ufficiali sui nuovi occupati, variabile chiave nel determinare le scelte di politica monetaria della Fed, ci si attende un aumento di 175mila occupati per il mese di marzo mentre il tasso di disoccupazione è stimato al 3,8 per cento. Da monitorare con attenzione anche la rilevazione sulla crescita dei salari, variabile determinante per l’inflazione: le previsioni danno una crescita dello 0,2 per cento.

Sul fronte politico infine ci si attende un surriscaldamento del clima per via della partita sulla Brexit. Dopo l’estensione dei termini previsti per l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea accordata dalla Commissione ci si aspetta che Londra prenda una decisione entro il 12 aprile. In caso contrario l’uscita senza accordi (il temuto “no deal”) sarà la prospettiva inevitabile. C’è da mettere in conto forte volatilità sulla sterlina e sui titoli di Stato britannici che potrebbero risentire, in positivo o in negativo, di ogni indicazione chiave sul tema.

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