Eurozona, la crescita frena ancora. Pesano Brexit e le tensioni geo-politiche

Gli indici restano tutti col segno positivo, ma la crescita vera e propria rallenta ancora. Le previsioni economiche d’autunno della Commissione europea ripropongono una volta di più lo scenario offerto da tutti gli altri esercizi precedenti di Bruxelles: in Europa c’è una ripresa moderata attenuata e messa anche in discussione della tensioni internazionali. Il risultato è che si cresce, ma poco e meno di quanto si potrebbe. Così si rivedono ancora una volta al ribasso le stime di crescita, in una situazione a metà strada tra la lenta crescita e la recessione.

Il Prodotto interno lordo (PIL) dell’eurozona si contrarrà di 0,1 punti percentuali quest’anno (all’1,1%) e di 0,2 punti percentuali il prossimo (all’1,2%) rispetto alle stime contenute nelle precedenti previsioni di luglio. Mentre il PIL dell’Unione a 27 (non si considera il Regno Unito, prossimo all’uscita dall’UE), tiene quest’anno (stabile all’1,4%) per conoscere una flessione il prossimo anno (1,4%, -0,2%).

Però, avverte Bruxelles, “una serie di rischi potrebbe portare a una crescita inferiore alle previsioni”. Ci sono margini di peggioramento rispetto a stime già di per sé prudenziali, dunque. Nello specifico “un ulteriore aumento dell’incertezza o un aumento delle tensioni geopolitiche” potrebbe frenare la crescita, così come un rallentamento più acuto del previsto in Cina a causa degli effetti più deboli delle misure politiche finora attuate.

Ci sono poi ancora le tante incognite legate all’uscita del Regno Unito. La Commissione europea continua a non escludere nessuno scenario, incluso quello peggiore. “I rischi comprendono una Brexit disordinata”, si sottolinea nel documento. C’è poi “la possibilità” che la debolezza nel settore manifatturiero possa avere un effetto di ricaduta maggiore sui settori orientati al mercato interno.

Pierre Moscovici, commissario per gli Affari economici, guarda il bicchiere mezzo pieno. “Tutte le economie dell’UE sono destinate a continuare ad espandersi nei prossimi due anni, nonostante i venti sempre più forti”. Ma, avverte, “la difficile strada da percorrere non lascia spazio all’autocompiacimento. Tutte le leve politiche dovranno essere utilizzate per rafforzare la resilienza dell’Europa e sostenere la crescita”.

Verso una nuova recessione
L’economia dell’eurozona però va verso una nuova recessione. Alla fine del 2019 dieci Paesi su diciannove (Belgio, Germania, Grecia, Spagna, Cipro, Lettonia, Malta, Slovenia, Slovacchia e Finlandia) vedranno un aumento del PIL minore rispetto alle precedenti stime di autunno, mentre altri due economie (Francia e Italia) resteranno a crescita invariata. L’Eurozona frena. E per il 2020 la situazione è ancora peggiore.

il prossimo anno si prevede che 15 dei 19 Paesi UE con la moneta unica (Belgio, Germania, Estonia, Spagna, Francia, Italia, Cipro, Lettonia, Malta, Paesi Bassi, Austria, Portogallo, Slovenia, Slovacchia e Finlandia) vedranno le proprie prestazioni di crescita ridursi, mentre in altri tre Paesi (Lettonia, Lituania e Lussemburgo) la situazione resterà stabile.

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