Fallisce la fusione con Tata, ThyssenKrupp taglia 6mila posti

di Matteo Meneghello

ThyssenKrupp corre ai ripari per neutralizzare le conseguenze del probabile stop di Bruxelles alla fusione della divisione siderurgica con Tata e annucia un taglio di 6mila posti di lavoro, di cui 4mila solo in Germania. Lo ha comunicato il ceo del colosso tedesco, Guido Kerkhoff. Il dettaglio del piano, che prevede un «riallineamento strategico» di ThyssenKrupp, non è stato condiviso, e quindi al momento non è possibile avere un quadro delle eventuali ripercussioni delle attività tedesche in Italia, dove ThyssenKrupp controlla Acciai speciali Terni con circa 2.400 dipendenti (proprio in questi giorni l’azienda sta discutendo il suo piano industriale in un tavolo al Mise, il prossimo incontro è fissato martedì) e dove lavora un altro centinaio di dipendenti della controllata italiana nel settore ascensori. Gli stessi vertici italiani dichiarano di non essere in grado di commentare l’annuncio. Sembra che i tagli riguarderanno le funzioni del quartier generale, e che interesseranno la holding (la ThyssenKrupp Ag) ma anche le business areas. La fusione con Tata già prevedeva 4mila esuberi (di cui circa 2mila in Germania) e in questo caso era stato escluso un coinvolgimento italiano, dal momento che l’area di intervento era circoscritta al business dell’acciaio al carbonio, mentre in Italia ThyssenKrupp è attiva esclusivamente nel settore dell’inossidabile.

Il «riallineamento» di ThyssenKrupp, proposto dall’executive board, sarà ufficializzato dal board dei supervisori il prossimo 21 maggio. L’azienda ha già avviato una trattativa con i rappresentanti dei lavoratori. Ulteriori dettagli sulla modalità di gestione del taglio dei posti di lavoro – precisa la società – saranno comunicati in agosto.

Il rischio bocciatura della Commissione Ue è diventato via via più concreto nelle ultime settimane (la deadline è stata prorogata in più occasioni, fino ad arrivare alla nuova scadenza, ora fissata per il 17 giugno). La trattativa con Bruxelles prosegue da mesi: in risposta alle perplessità Ue, Tata e Thyssenkrupp avevano avanzato la loro disponibilità a dismettere attività in Inghilterra, in Belgio e in Spagna. La crescente tensione aveva portato anche il sindacato dei lavoratori a chiedere garanzie occupazionali in caso di no deal.

Oggi pomeriggio c’è stato l’annuncio ufficiale. Thyssenkrupp e Tata Steel «si aspettano che la Commissione europea blocchi la joint venture pianificata», si legge in una nota del colosso dell’acciaieria tedesca. L’operazione era considerata come un elemento chiave della ristrutturazione aziendale pianificata di ThyssenKrupp. I due partner dopo lunghe trattative nel giugno dell’anno scorso avevano deciso di unire le loro linee di acciaio europee.

La fusione avrebbe costituito il secondo gruppo siderurgico europeo, con circa 48mila impiegati e stabilimenti in Germania, Gran Bretagna e Paesi Bassi.

A questo punto anche l’annunciata operazione di scissione del gruppo in due società distinte (una per il business Materials, l’altra per l’area Industrial) arriva al capolinea. Thyssenkrupp, che si aspetta una perdita netta nel 2018/2019 rispetto a un profitto annunciato in precedenza, sta ora pianificando la quotazione in Borsa delle sue attività negli ascensori.

Tata Steel ha invece annunciato di proseguire sulla strada di consolidamento degli asset europei al fine di poterne migliorare le performance, anche senza le sinergie previste dalla joint venture.

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