Green Pass nei luoghi di lavoro. Di Maulo (Fismic Confsal): “Non serve una legge, occorre aggiornare al più presto i protocolli”

La Fismic Confsal già nel mese di luglio aveva comunicato la necessità di aggiornare i protocolli di sicurezza nei luoghi di lavoro sulla base dell’andamento delle vaccinazioni. “Ora non è più possibile aspettare, occorre aggiornare i protocolli al più presto” dichiara Roberto Di Maulo, segretario generale Fismic Confsal.

Attualmente il totale delle persone vaccinate ha superato il 65% della popolazione over 12.

“Non serve una legge, occorre ora aggiornare i protocolli stipulati nel 2020 rispetto alla nuova situazione che presenta condizioni potenzialmente positive, ma non ancora esenti completamente da rischio – spiega Di Maulo. In particolare crediamo opportuno affrontare in maniera laica e priva di pregiudizi la spinosa questione della copresenza nei luoghi di lavoro di lavoratori che hanno completato il ciclo vaccinale e quelli che ancora non lo hanno fatto. Così come riteniamo importante mettere mano alla disciplina dello smart working per preparare il terreno al rientro dei lavoratori nei luoghi di lavoro allorquando terminerà lo stato di emergenza”.

Crediamo che la libertà di vaccinarsi o meno debba essere contemperata col diritto di coloro, che hanno completato il ciclo vaccinale, di poter svolgere il proprio dovere senza rischi di venire contagiati.  Così come crediamo che vadano evitate soluzioni penalizzanti la retribuzione di coloro non sono stati vaccinati e anche soluzioni che mortifichino la dignità professionale attraverso dei demansionamenti, peraltro proibiti per legge” prosegue.

La Fismic Confsal ritiene che l’introduzione del Green Pass e la creazione di reparti Covid free (dove questo sia logisticamente possibile) possa rappresentare una soluzione razionale al problema, demandando alla riscrittura dei singoli protocolli la definizione delle zone. Anche per la situazione dell’accesso alle mense in ogni singolo protocollo a livello aziendale vanno recepite le disposizioni esistenti trovando soluzioni diversificate caso per caso che salvaguardino la salute di tutti i lavoratori. La Fismic Confsal continua inoltre a ritenere che la soluzione passi esclusivamente per la massima diffusione dei vaccini a tutta la popolazione e che tutte le forze sindacali e datoriali debbano continuare a impegnarsi in questa direzione, sia attraverso opera di sensibilizzazione che attraverso il mantenimento o il ripristino degli hub vaccinali nei luoghi di lavoro.

In conclusione “La questione sollevata da Confindustria è una questione reale e il resto del sindacato non può nascondersi dietro la foglia di fico della violazione della privacy e infilare la testa nella sabbia come fanno gli struzzi. I lavoratori vaccinati hanno il diritto di proteggere la loro libertà dalla recrudescenza del virus. E la loro libertà non è meno importante della libertà dei singoli di scegliere di non vaccinarsi. Il sindacato deve porre al più presto il problema di aggiornare i protocolli per la salute e sicurezza stipulati sull’onda della prima ondata del virus e aggiornarli tenendo conto della nuova situazione indotta dalla vaccinazione che è stata di massa, ma che lascia quasi il 50% della popolazione priva di protezione vaccinale dal virus.”

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