Non solo Recovery Fund: tutto il credito che l’Italia può avere

di Laura Magna

Dai 209 miliardi del Next Generation Eu ai 30 del Sure, passando per Fers, Fesr e Fondo di coesione: sono tante le risorse che l’Europa ha messo in campo per la ripresa del nostro Paese. Ma per consolidarla è necessario ripartire dalla Lombardia valorizzandone i punti di forza. Il ruolo di Cdp. Se n’è parlato nel corso di un evento organizzato da Finlombarda, con Banca d’Italia, Bei, Cassa Depositi e Prestiti, Regione Lombardia

L’Europa si è impegnata in uno sforzo senza precedenti per la ripresa post pandemica. Non solo il Recovery Fund, ma tutta una serie di iniziative che hanno coinvolto tutte le istituzioni dell’Unione, dalla Commissione, alla Bei al Fei. Iniziative nate nel seno della crisi da Covid e mirate a guidare il rilancio. E che per l’Italia rappresentano un’occasione unica e senza precedenti per uscire dal torpore economico in sui staziona da vent’anni. Al nostro Paese sono destinati circa un terzo di tutti i fondi stanziati: dai notissimi 209 miliardi del Recovery, a circa 30 dei 100 del piano Sure per il lavoro. Un terzo anche dei piani messi in piedi dalla Bei. Senza considerare tutti i fondi per lo sviluppo regionale (Fers), stanziato dall’Ue per ridurre i gap tra i territori e che pur non essendo strettamente legati alla pandemia si sommano ai primi generando una vera montagna di opportunità. La dotazione e le finalità del Fesr del Fondo di coesione (che assiste gli Stati membri con un reddito nazionale lordo pro capite inferiore al 90% della media dell’Unione europea, sempre nell’ottica di eliminare gli squilibri) per il periodo successivo al 2020 sono stati da poco definiti: quasi 234 miliardi di euro per “investire in un’Europa più intelligente, più verde, più connessa, più sociale e più vicina ai cittadini”.

Ai soldi dell’Europa si sommano le iniziative locali guidate da Cdp: insomma, ora la sfida è usare questi soldi in maniera corretta, su progetti che aumentino il Pil e la sostenibilità complessiva dell’economia. Interventi che devono essere mirati su infrastrutture, digitalizzazione, dissesto idrogeologico, pmi. E che, se così strutturati, anche contraendo nuovo debito di lungo termine, non peseranno sul bilancio dello Stato ma serviranno ad aumentare il denominatore di quel ratio debito/Pil che tanto ci attanaglia. Di tutto questo si è parlato nel corso dell’evento “Finanziamo lo sviluppo, strumenti per fronteggiare la crisi”, organizzato da Finlombarda, società in house di Regione Lombardia e intermediario finanziario vigilato da Banca d’Italia. La Lombardia si candida a testa di ariete di questo movimento di rilancio e Finlombarda, come ha detto il presidente Michele Vietti «vuole essere il punto di incontro tra finanza e imprese locali e il fulcro d in un ecosistema finanziario aperto basato sula collaborazione tra credito tradizionale e fintech, operatori pubblici e privati, banche e finanziarie regionali. Collaborazione necessaria per la ripartenza della Lombardia e (perciò) dell’Italia».

Un’Europa finalmente coesa? Il whatever it takes per uscire dalla crisi
Michele Vietti, presidente Finlombarda

La risposta dell’Europa al Covid è stata massiccia e senza precedenti. Nell’ottica dell’unità di intenti si sono espresse ancora una volta in questi giorni a Davos sia Christine Lagarde, presidente della Bce che ha confermato che continuerà finché necessario il Purchase european pandemic plan (Pepp); sia la presidente della Commissione Ursula von der Leyen. La Bce ha attivato anche altre agevolazioni, abbassando il livello di capitale richiesto alle banche con l’Eba che ha rinviato gli stress test: tutto nell’ottica di non interrompere il trasferimento di liquidità all’economia reale.

Il pacchetto europeo è formato, oltre che dalle misure indicate in attacco, anche da un pezzo che arriva dalla politica di coesione: nella Coronavirus response investment initiative sono stati spostati 37 miliardi per consentire agli Stati membri di beneficiare di un aumento temporaneo del cofinanziamento dell’Ue fino al 100% e di utilizzare i finanziamenti della politica di coesione per sostenere i settori più esposti a causa della pandemia, come la sanità, le pmi e i mercati del lavoro. Ancora, degno di nota l’alleggerimento delle regole sugli aiuti di stato e dal miliardo di euro sottratto dal bilancio europeo e destinato come controgaranzia del Fei (gruppo Bei) che può attivare 8 miliardi di euro per 100mila pmi.

Italia: forse abbiamo una via di uscita per superare la debolezza strutturale

In questo contesto la Lombardia, da cui dipende il 22% del Pil nazionale, è sicuramente un osservato speciale: con molti punti di forza noti, dalla presenza di una manifattura eccellente, alla concentrazione di talenti sfornati dalle università del territorio, fino a un’ampia disponibilità di finanza, solo per citare un numero il 70% del private equity italiano è in questa Regione. Ma anche qualche punto debole. Per esempio, gli investimenti in innovazione: sono stati nel lungo periodo, dopo il 2008 anche inferiori a quelli già infimi del sistema Paese. Un filo rosso lega oggi Europa, Italia, Lombardia. L’economia dei 27 accusa oggi una crisi di domanda e non di liquidità e questa crisi si inserisce nel contesto di un’Eurozona già debole. L’Italia è fanalino di coda per crescita del Pil negli ultimi venti anni: la Francia ha segnato un aumento del +27%, la Germania del 31%, la Spagna del 43% e la media dell’area euro senza Italia è del +41%, mentre il Pil italiano nel periodo considerato è cresciuto solo del 7,7%. Non solo. Il rapporto tra investimenti e pil è calato del 4% rispetto al 2007, mentre gli altri Paesi hanno recuperato il gap generato dalla Grande Crisi Finanziaria. Infine, nel decennio 2009-2019 la spesa pubblicata italiana è calata dal 3,7% al 2,2% del Pil.

L’Europa si è impegnata in uno sforzo senza precedenti per la ripresa post pandemica. Non solo il Recovery Fund, ma tutta una serie di iniziative che hanno coinvolto tutte le istituzioni dell’Unione, dalla Commissione, alla Bei al Fei. Iniziative nate nel seno della crisi da Covid e mirate a guidare il rilancio. E che per l’Italia rappresentano un’occasione unica e senza precedenti per uscire dal torpore economico in sui staziona da vent’anni. Al nostro Paese sono destinati circa un terzo di tutti i fondi stanziati: dai notissimi 209 miliardi del Recovery, a circa 30 dei 100 del piano Sure per il lavoro. Un terzo anche dei piani messi in piedi dalla Bei. Senza considerare tutti i fondi per lo sviluppo regionale (Fers), stanziato dall’Ue per ridurre i gap tra i territori e che pur non essendo strettamente legati alla pandemia si sommano ai primi generando una vera montagna di opportunità. La dotazione e le finalità del Fesr del Fondo di coesione (che assiste gli Stati membri con un reddito nazionale lordo pro capite inferiore al 90% della media dell’Unione europea, sempre nell’ottica di eliminare gli squilibri) per il periodo successivo al 2020 sono stati da poco definiti: quasi 234 miliardi di euro per “investire in un’Europa più intelligente, più verde, più connessa, più sociale e più vicina ai cittadini”

Morgado (Bei): perché l’Italia può e deve contrarre il debito Ue

Dunque cosa prevede il massiccio intervento europeo per il nostro Paese? Ne parla Miguel Morgado, Direttore Operazioni di Finanziamento, Italia, Malta, Croazia, Slovenia e Balcani Occidentali della Banca Europea per gli investimenti. «Il piano pandemico di aiuti dell’Europa si fonda su due pilastri – spiega Morgado – il notissimo piano Next Generation Eu da 750 miliardi che mira a sostenere la ripresa dell’economia europea, attraverso 360 miliardi in prestiti e il resto in sussidi. E il programma Sure da 100 miliardi per sostenere Cigs e reddito ai lavoratori. All’Italia per entrambi i programmi sono stati destinate le cifre maggiori, 209 e 27,4 miliardi rispettivamente. Siamo il primo beneficiario dei fondi: quindi non esiste un tema di scarsità di risorse ma solo di impiego delle stesse in maniera efficace». E non bisogna farsi fuorviare da chi obietta che si tratta di nuovo debito che ci potrebbe far ulteriormente affondare: perché il debito a lungo termine non incide sulla sostenibilità del debito a breve termine. E perché, se indirizzato in progetti sostenibili e creativi di valore, può essere restituito.

…Pepp, Mes, Coronavirus Iniziative, strumenti innovativi Bei e Fondo di garanzia paneuropeo

Christine Lagarde, presidente della Bce

Senza considerare che l’Europa ha agito attraverso per la prima volta nella sua storia, in maniera coordinata e unitaria. Basti considerare la risposta della Bce e del Mes: la prima ha messo in campo 1.350 miliardi di euro in acquisti nel Purchase european pandemic plan (Pepp), il secondo ha lanciato il programma pandemico mettendo a disposizione con condizionalità ridotte linee di prestito fino a 240 miliardi per sostenere i costi di sanità. Anche le Autorità di vigilanza e regolamentari hanno fornito il loro contributo, per esempio nel meccanismo di Viglianza unico europea della Bce, che ha abbassato il livello di capitale richiesto alle banche e pubblicato la raccomandazione di non ridistribuire dividendi, mentre l’Eba ha rinviato gli stress test. Anche la Bei ha contribuito, come ricorda Morgado con due iniziative e in particolare: «oltre alle emissioni tripla A abbiamo aggiunto una serie di strumenti innovativi di condivisione del rischio. Sia strumenti di interventi immediati sia con un fondo di garanzia paneuropeo (Ifg). Abbiamo attivato garanzie nell’ambito della Coronavirus iniziative per 28 miliardi: con garanzie che consentono alle banche di attivare fino a 8 miliardi di finanziamenti, di attivare linee a breve per il sostegno al circolante per 10 miliardi e infine programmi di acquisto di cartolarizzazione per consentire di mobiliare altri 10 miliardi. Il secondo pilastro è il Fondo di garanzia paneuropeo, che consiste nell’attivazione di 25 miliardi di garanzie per mobilitare 250 miliardi di investimenti, alimentati dalla contribuzione degli stati membri per iniziative dedicate per il 65% alle pmi, per il 23% alle mid e large cap, per il 5% al settore pubblico e per il 7% al vc». In Italia nel 2020 i finanziamenti del gruppo Bei sono ammontati a 12 miliardi di cui 6,6 per la gestione della pandemia tra marzo e settembre: in totale ancora una volta il 30% della risposta Covid della Bei nella Ue.

Credito e misure per il consolidamento della ripresa italiana anche da Cdp

Fabrizio Palermo, amministratore delegato di Cdp

Non solo l’Europa, che pure è la parte più importante di questo movimento. Cdp ha un ruolo particolarmente rilevante in questo contesto per l’Italia, come spiega Andrea Nuzzi, Head of Corporate and Financial Institutions della Cassa. «A seconda delle emergenze e di quello che manca sul mercato interveniamo in maniera neutrale dal punto di vista dei prodotti, siamo una summa tra investitore di equity e quasi equity e istituzione finanziaria tradizionale che apporta debito. E siamo un prestatore di garanzia che nel contesto attuale è determinante per il rilancio. In questi mesi abbiamo innovato modificando anche il nostro dna ma sempre mantenendo il nostro supporto ordinario alle aziende, siamo il primo investitore italiano sul basket bond, stiamo mantenendo supporto all’equity. Miriamo ad attrarre investitori e finanziatori, sia negli interventi ordinari sia in quelli emergenziali». Negli ultimi dodici mesi Cassa depositi e prestiti è intervenuta in due fasi: la prima di emergenza in cui la risposta è stata uno strumento di liquidità con focus sul breve termine, una facility che ha portato «in meno di 10 mesi a un miliardo di erogazione verso le aziende ed è stata messa in campo in tempo zero.

Con Sace ma anche come Cdp abbiamo messo a disposizione linee garantire per oltre un altro miliardo. Indirettamente abbiamo – mediante cooperazione con istituzioni finanziarie – messo a disposizione un plafond di 3 miliardi per le banche per finanziarie imprese impattate dalla crisi Covid». Nella seconda fase che inizia oggi si cambia logica. «È in fase di lancio Patrimonio rilancio, che ha una logica e un razionale importante e diverso – dice Nuzzi – Dopo 9-10 mesi dedicati al credito il patrimonio rilancio va a promuovere la patrimonializzazione delle aziende e dunque strumenti di equity e quasi equity affinché le aziende rafforzino la struttura patrimoniale, uno dei loro tradizionali talloni di Achille. Sono previsti oltre 44 miliardi di dotazione e tre finestre di intervento: la prima proseguendo con il credito agevolato con prodotti standard per fornire strumenti di patrimonializzazione, nella cornice del Temporary framework, con una governance molto light. La seconda è legata al supporto delle aziende su aumenti di capitale e prestiti convertibili, in coinvestimento con i privati, per supportare aziende con capitale di sviluppo. Nella terza agiremo come anchor investor per traghettare il mondo del risparmio privato verso le aziende».

Sopranzetti (Banca d’Italia): Perché l’Italia deve ripartire dalla Lombardia e in particolare dai suoi punti deboli

Il rilancio della Lombardia è fondamentale per il rilancio dell’Italia. Ma lo si può fare solo valorizzando i punti di forza ed evitando di ignorare le debolezze. «Secondo un report della Banca d’Italia, il pil lombardo 2017 era ai livelli del 2008, mentre l’Italia era ancora 4 punti sotto. Ma rispetto a Catalogna, Baviera e Baden–Württemberg, c’è un gap da recuperare», spiega Giuseppe Sopranzetti, direttore sede di Milano Banca d’Italia. «Tra il 2001-2017 il Pil lombardo è inferiore alla media europea: in particolare prima del 2008 il divario è dello 0,7% all’anno e si è ridotto dal 2014, per l’aumento della produttività totale dei fattori». I punti di forza della Regione sono noti: apertura internazionale, dimostrata dal fatto che quasi un quarto delle esportazioni nazionali e il 50% degli Ide dipendano da questa area. «Inoltre, attiriamo talenti per la qualità degli atenei e le opportunità di carriera, la manifattura è fatta da settori di avanguardia, dall’aeronautica al pharma alla metalmeccanica. Abbiamo un ecosistema finanziario importante e una situazione finanziaria mediamente maggiore degli altri», continua Sopranzetti. I punti deboli invece sono sorprendenti: secondo il Regional Innovation Scoreboard della Commissione del 2019, siamo la 118esima per innovazione su 238 regioni europee, con una spesa per investimenti pari all’1,3% del Pil in linea con la media italiana ma inferiore a spesa europea.

To finance NextGenerationEU, the Commission will borrow on the markets. The funds raised will go to
specific programmes and will be spent in a limited period of time in order to kick-start the recovery

Il ritardo lombardo sull’innovazione e come farvi fronte secondo Sciunnach (Regione Lombardia)

Dario Sciunnach, Autorità di Gestione POR FESR 2014-2020 di Regione Lombardia offre ulteriori dettagli di questa situazione. «Quando si parla di innovazione si parla di R&S come fosse una diade, ma non è così: soprattutto nel Nord Est italiano le imprese mostrano capacità di innovazione con investimenti ridotti (il famoso modello veneto). Facendo riferimento al trasferimento di conoscenza che deriva dalla ricerca dentro i sistemi produttivi, anche i dati che arrivano dalla Lombardia non sono incoraggianti», dice Sciunnach. Il country report 2019 della Commissione europea, mostra che la produttività del lavoro cresce ancora troppo lentamente questo sia perché c’è bassa diffusione di cooperazione tra le imprese ma anche per bassi investimenti in R&S. «La quota di investimenti ha valori bassi rispetto alle medie dell’Ue e se consideriamo il periodo 2014-2017 il dato medio lombardo è addirittura inferiore alla media nazionale: rispettivamente tra 1,26 e 1,28% del Pil contro 1,27 e 1,32 del dato nazionale».

Risultano poco sviluppate a livello nazionale le competenze digitali, investimenti in infrastrutture e la formazione terziaria. «Ci sono anche indicazioni positivi e incoraggianti. È stata buona e superiore alle attese la risposta del tessuto produttivo alle necessità di industria 4.0. E l’Italia è al secondo posto in Europa per Seals of Excellence (una sorta di garanzia di qualità dei progetti innovativi, ndr), maturati nell’ambito del programma Horizon 2020». I Fondi Fesr di cui Sciunnach si occupa hanno una finalizzazione soprattutto diretta verso imprese, organismi di ricerca, liberi professionisti e enti locali. «Negli ultimi 7 anni (2014-2020) abbiamo mobilitato tra contributi e prestiti, grazie a questi fondi in ricerca e innovazione per agevolare la competitività delle pmi, circa 500 milioni che hanno generato un effetto leva di 1,5 volte, ovvero un totale di 1,5 miliardi. Le iniziative rappresentano un portafoglio diversificato di soluzioni. Nel 2020 abbiamo dimostrato di essere capaci di flessibilità e rapidità, riorientato i fondi Por non ancora usati individuando Finlombarda come organismo intermedio per investire in economia circolare, dad e blockchain».

Il bilancio a lungo termine dell’UE continuerà a svolgere un ruolo chiave per sostenere la ripresa e assicurarne la tradizione
i beneficiari dei fondi dell’UE ricevono i mezzi sufficienti per continuare il loro lavoro in tempi molto difficili
per tutti

Il ruolo di Finlombarda e gli strumenti a disposizione delle imprese lombarde

Ursula von der Leyen,
presidente della Commissione Europea

Nel corso del 2020 Finlombarda ha messo in atto molte altre azioni concrete – anche in compartecipazione con il sistema finanziario e del credito – per sostenere le imprese lombarde nel fronteggiare la crisi e nel rilanciarsi, destinando al territorio più di 1 miliardo di euro di risorse proprie con nuovi prodotti di finanza agevolata e di finanza alternativa. E intende proseguire, come racconta il presidente Michele Vietti. «A dicembre 2020 il valore delle delibere sui prodotti di intermediazione ammonta a 164,8 milioni di euro, il 146% rispetto all’anno prima, le erogazioni sono aumentate del 100%, a 136,5 milioni di euro. A tale risultato hanno contribuito principalmente i prodotti a sostegno della liquidità Credito Adesso e Credito Adesso Evolution per un valore complessivo delle erogazioni pari a 73,7 milioni di euro (54%)». L’iniziativa Credito Adesso, per cui Regione Lombardia ha incrementato il contributo in conto interessi al 3% e ha, con il sostegno di Finlombarda e del sistema bancario, è stata rifinanziata da marzo 2020 per milioni di euro. «Lo sportello ha esaurito rapidamente la dotazione ed è stato chiuso lo scorso 5 giugno; è stata attivata attraverso due sportelli l’iniziativa Credito Adesso Evolution che prevede, a differenza di Credito Adesso, durate più elevate (fino a 72 mesi) e la possibilità di attivare un periodo di preammortamento».

Il primo sportello, con una dotazione per i finanziamenti pari a 67 milioni, si è aperto lo scorso 18 maggio e si è chiuso temporaneamente il 12 giugno per esaurimento della dotazione finanziaria. Il secondo sportello, con una dotazione per i finanziamenti pari a 322 milioni, si è aperto lo scorso settembre e si è chiuso temporaneamente il 26 novembre per esaurimento della dotazione finanziaria. «Ma verrà riaperto a breve con una dotazione di 270 milioni di finanziamenti (quota Finlombarda e Banche) e 25 milioni di contributi regionali», precisa il direttore generale di Finlombarda Giovanni Rallo che segnala anche «la prossima adesione al Fintech District per sviluppare nuove competenze e nuovi prodotti che utilizzano anche i servizi finanziari più innovativi. La pandemia e la crisi non ci ha impedito di strutturare nuovi prodotti, mentre i prodotti esistenti sono stati rivisitati per rispondere all’esigenza di supporto alla liquidità delle imprese». Questo ha contribuito a sostenere la crescita costante dell’oustanding, con impieghi che nel 2021 si attesteranno a 3,7 volte rispetto al 2017, per un valore di 500 milioni di euro, e una crescita annua del 77%, riconducibile in particolar modo a prestiti erogati a pmi. «A una maggiore capacità di fare sistema corrisponde un maggiore effetto leva: a fronte di un euro stanziato da da Regione Lombardia, Finlombarda, anche in co-finanziamento con il sistema del credito, negli ultimi 4 anni è stata in grado di mobilitare risorse per 8 volte. Questo moltiplicatore crescerà ulteriormente», conclude Rallo.

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