Pensioni, che cosa “salta” a gennaio 2020

Sulle pensioni l’obiettivo è superare la Fornero, ci saranno nuovi incontri a partire da gennaio“. Così il ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo, a margine del ‘Festival del lavoro – Anteprima 2020’ a Roma, organizzato dai consulenti del lavoro. Viene così confermato quello che da tempo appare chiaro: serve un confronto per iniziare a pensare alle pensioni del futuro.

Pensioni, che cosa succede da gennaio 2020

L’impegno del governo, almeno a parole, c’è. L’obiettivo è una riforma complessiva del sistema pensionistico da concludersi entro aprile 2020. Il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, l’ha ribadito pià volte nelle scorse settimane, “Abbiamo detto che nel 2020 è utile che quota 100 rimanga così – ha spiegato Landini – e su questo c’è stato l’impegno di aprire un confronto per arrivare a una revisione della riforma Fornero. C’è il problema della pensione di garanzia dei giovani, di riconoscere le differenze di genere, dei lavori gravosi, della separazione tra previdenza e assistenza. L’impegno che hanno preso è che si può aprire un confronto sull’insieme di questa materia da concludersi entro aprile 2020“.

Ape volontaria addio da gennaio 2020

Si è parlato meno invece del fatto che da gennaio 2020 non si potrà invece più utilizzare l’anticipo finanziario per il pensionamento anticipato con 63 anni di età e almeno 20 di contributi: è la cosiddetta Ape volontaria, sia nella versione singola sia nella versione aziendale. Si va verso la chiusura, nonostante i costi per lo Stato siano minimi.

Facciamo chiarezza: l’Ape volontaria è un prestito erogato sotto forma di rata mensile da parte di un istituto di credito e restituito dall’assicurato con un piano di ammortamento ventennale attraverso trattenute operate dall’Inps sulla pensione. In pratica le rate del prestito consentono di avere un “reddito ponte” per tre anni e mezzo circa prima di andare effettivamente in pensione: si smette di lavorare in attesa di ricevere l’assegno previdenziale vero e proprio dall’Inps, ma con il prestito si ha un canale certo di sostentamento.

La partenza dell’Ape volontaria aveva visto svariati ritardi, quindi l’ultima manovra aveva posticipato al 2019 la chiusura della sperimentazione. Confermate invece per un altro anno Ape sociale e Opzione donna. 

Pensioni, dicembre “ricco”: tredicesima e bonus (non per tutti)

Un po’ di “ossigeno” ai pensionati nel mese di dicembre: la tredicesima verrà erogata con il prossimo assegno. La data prevista per l’erogazione della tredicesima è quella di lunedì 2 dicembre. In alcuni casi ai pensionati può spettare anche un bonus di circa 150 euro, che viene però erogato solo se la pensione non supera il trattamento minimo, o in misura ridotta se non supera l’importo del trattamento minimo più l’importo del bonus.

A proposito del bonus di 155 euro, è bene fare chiarezza. Non spetta a tutti i pensionati italiani, bensì solo a chi percepisce una pensione particolarmente bassa. Nel dettaglio, spetta ai pensionati che nel 2019 hanno percepito una pensione minore o uguale ad 6.596 euro. Se la pensione riscossa è tra 6.596 euro e 6.751 euro è comunque possibile avere il bonus calcolando la differenza tra l’importo percepito e quello minimo. In sostanza il “premio” spetta in misura piena se la pensione non supera il trattamento minimo e in misura ridotta se non supera l’importo del trattamento minimo più l’importo del bonus.

Pensioni, la rivalutazione nel 2020

Il 3 gennaio le pensioni messe in pagamento dall’Inps saranno rivalutate a un tasso dello 0,4%, in linea con l’indice di variazione dei prezzi per il 2020 comunicato dall’Istat. Si tratta di pochi euro, ma la tanto attesa rivalutazione delle pensioni è prevista nel testo della legge di bilancio 2020mini integrazioni. Gli assegni pensionistici, intanto, saranno diversificati a seconda delle aliquote che sono 6 e partiranno dal 100% per i redditi fino a 4 volte il trattamento minimo (pari a 513 euro), cioè per coloro che che arrivano a prendere un assegno di 2.052 euro. La rivalutazione sarà pari al 77% per i trattamenti fino a 5 volte il trattamento minimo, al 52% fino a 6 volte, 47% fino a 8 volte, 45% fino a 9 volte e 40% per i trattamenti superiori a 9 volte. Invece a partire dal 2022 gli scaglioni diventeranno tre: rivalutazione piena fino a 2.029 euro, del 90% tra 2.029 e 2.538 euro, del 75% sopra quella cifra.

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