Quota 100 serve davvero? I dati INPS confermano la crisi

Quota 100 serve davvero? I dati INPS del monitoraggio del primo semestre 2020 sembrano confermarne la crisi e proprio nei giorni in cui si teme che l’accordo dell’Italia in Europa per il Recovery Fund possa avere come prima vittima proprio Quota 100 la misura di pensione anticipata dell’ex governo giallo-verde, fortemente voluta da Salvini e sempre aspramente criticata da più parti.

I dati dell’Osservatorio dei flussi di pensionamento del primo semestre 2020 al 2 luglio di INPS mostrano l’andamento decrescente di Quota 100 rispetto al 2019, un declino del ricorso alle pensioni anticipate, con un ricorso invece a quella di vecchiaia che vede le donne superare in questo senso gli uomini e il dato sarebbe imputabile al fatto che, avendo una storia contributiva più frammentata, le stesse non riescano ad andare in pensione per anzianità contributiva per l’appunto.

Vediamo quali sono i dati INPS su Quota 100 e le pensioni in generale nella prima metà del 2020, ricordando che la misura è prevista a oggi, in via sperimentale, fino alla fine del 2021.

Quota 100: i dati INPS confermano la crisi

Quota 100 è da sempre al centro di polemiche e molti si sono sempre chiesti se serva davvero, se sia conveniente e la stessa misura di pensione anticipata ha sempre vissuto in bilico, tra la vita e la morte.

Per quanto riguarda i dati INPS sulle pensioni, e anche quelle anticipate, vediamo come questi confermano la crisi di Quota 100.

I dati dell’Istituto mettono in evidenza che l’età media per la pensione anticipata è stata di 61 anni e 4 mesi per gli uomini mentre di 61 anni per le donne. Rispetto al 2019 le persone sono andate in pensione in anticipo di un anno e l’emergenza COVID-19 potrebbe aver fatto la sua parte. In ogni caso il dato si mostra al di sotto della media europea.

Stando al Fondo pensioni lavoratori dipendenti INPS illustra come per le pensioni di vecchiaia l’età sia quella ordinaria di 67 anni. Quota 100 è in frenata, ma i dati sono parziali. Per avere contezza della sua eventuale crisi toccherà attendere la fine dell’anno senza contare tuttavia che alla misura resta ancora un anno e mezzo di vita e potrebbe anche essere l’ultimo.

Per le pensioni di vecchiaia le donne sono prime

Non solo Quota 100 e pensioni anticipate perché i dati INPS si concentrano anche sui trattamenti di vecchiaia e mettono in evidenza come le donne siano prime in questo senso rispetto agli uomini come abbiamo anticipato.

Alla fine del mese di giugno, quindi alla fine del primo semestre 2020, le nuove pensioni pagate sono state 318.370 mentre quelle del 2019 erano state 573.944.

Le pensioni di vecchiaia del 2020, nuove, sono state nel complesso 110mila in cui ci sono anche gli assegni sociali che sono stati 34.379. Le pensioni femminili superano quelle maschili proprio per il ricorso alla pensione di vecchiaia. Sempre prendendo in considerazione il Fondo lavoratori dipendenti le pensioni di vecchiaia sono state:

  • 34.823 nel primo semestre 2020 mentre nel 2019, stesso periodo, erano 10.700;
  • per le donne sono state 17.789 da 3.565 dello scorso anno.

Per quanto riguarda invece gli importi questi sono in linea con lo scorso anno, ma gli assegni delle pensioni anticipate degli uomini sono più alti rispetto a quelli di vecchiaia, per i quali influisce anche l’assegno sociale. Le prime sono su una media di 1.900 euro le seconde su 723 euro.

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