Riscatto laurea e Fondo Pensione a confronto

Analisi della convenienza tra riscatto di laurea, agevolato e non, e fondi pensione, in termini di anticipo della pensione e dell’assegno previdenziale.

Il riscatto della laurea

La possibilità di riscattare gli anni di studio universitari ai fini pensionistici, il cosiddetto riscatto della laurea, consente di anticipare l’uscita dal mondo del lavoro e di aumentare il numero di contributi, così da ottenere un assegno più alto. Il riscatto della laurea è a titolo oneroso. Possono essere riscattati solo i periodi corrispondenti alla durata legale del corso di laurea (o una sua parte), compresi i dottorati di ricerca, i diplomi di specializzazione post laurea ed i titoli di studio equiparati a seguito dei quali sia stata conseguita la laurea o i diplomi previsti dall’articolo 1, della legge 341/1990. Possono essere riscattati anche i titoli conseguiti all’estero, se hanno valore legale in Italia.

La Legge di Bilancio 2019 ha introdotto novità in merito, prevedendo un riscatto di laurea agevolato che prevede su uno sconto dell’importo dovuto, ad alcune condizioni in base alle quali questa opzione non sempre si mostra conveniente, soprattutto se paragonata all’investimento in un fondo pensione.

Riscatto laurea agevolato: le condizioni

La possibilità di riscattare fino a cinque anni anche non continuativi (compresi fra il primo e l’ultimo accredito), relativi a periodi non coperti da contribuzione, riguarda esclusivamente lavoratori iscritti a una gestione INPS, privi di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995 e non già titolari di pensione. Il riscatto agevolato previsto dal dl 4/2019 deve necessariamente riguardare periodi di studio successivi al 1995.

Il costo del riscatto agevolato degli anni di università ha un ammontare uguale per tutti: per il 2019 pari a 5.239 euro circa per ogni anno riscattato. In pratica viene prevista la possibilità di effettuare l’operazione con le stesse regole di chi è ancora inoccupato, con uno sconto medio, rispetto al riscatto tradizionale, di quasi il 60% dell’onere (il risparmio dipende in realtà dall’ammontare dell’attuale retribuzione).

Gli oneri di riscatto versati sono deducibili dal reddito (comma 5-bis dell’articolo 2 dlgs 184/1997). Nel caso in cui riguardino una persone fiscalmente a carico, si applica invece la detrazione al 19%.

Fondi pensione

I fondi pensione e, più in generale la previdenza complementare, rappresentano una buona ancora di salvataggio per i giovani di oggi che si trovano a doversi confrontare con un mercato del lavoro caratterizzato da carriere professionali discontinue e bassi redditi, e con un sistema previdenziale che presenta requisiti sempre più stringenti rendendo la pensione più in miraggio che una certezza.

Con un costo non eccessivo, meno di 100 euro al mese, è teoricamente possibile accumulare 63.000 euro per integrare la pensione futura, di cui 17.000 euro di rendimenti stimati. I versamenti effettuati per la pensione integrativa sono inoltre deducili dal reddito IRPEF in fase di dichiarazione dei redditi.

Riscatto laurea o fondo pensione?

Secondo alcune elaborazioni effettuate da Progetica, società di consulenza in educazione e pianificazione finanziaria e previdenziale, il riscatto della laurea può risultare conveniente per chi vuole andare prima in pensione, ma chi vuole avere una assegno pensionistico più alto farebbe invece meglio a guardare alla previdenza complementare, piuttosto che al riscatto, agevolato e non.

Anni di anticipo della pensione

Come si vede dalla tabella che segue, chi si laurea in corso e comincia a lavorare subito ottiene un buon beneficio in termini di anticipo dell’uscita dal mondo del lavoro, con il riscatto della laurea. In alcuni casi il riscatto comporta perfino un beneficio superiore agli anni riscattati, perché consente di evitare gli adeguamenti alle aspettative di vita, previsti dalla normativa vigente. Dunque il momento dell’ingresso nel mondo del lavoro, nella maggior parte dei casi, determina la convenienza o meno del riscatto ai fini dell’anticipazione della pensione.

Riscatto agevolato VS. Riscatto tradizionale

A dispetto di quanto si potrebbe immaginare, il riscatto della laurea agevolato conviene, rispetto al riscatto tradizionale, soprattutto a chi oggi ha un reddito alto. Chi ha un reddito mensile intorno ai 1.000 euro risparmia infatti soltanto il -5%, ma il risparmio sale al -40% in caso di reddito di 1.500 euro al mese, al -59% in caso di reddito di 2.000 euro, al -69% per chi ha un reddito di 2.500 euro mensili, fino ad arrivare al -75% per chi ha uno stipendio di 3.000 euro.

Diversa la situazione per gli autonomi, che hanno un’aliquota del 24%: essendo il riscatto agevolato calcolato con un’aliquota del 33%, in alcuni caso il riscatto agevolato costa più di quello tradizionale. Penalizzati sono sempre coloro che guadagnano meno, mentre al salire del reddito aumenta la convenienza del riscatto agevolato. In particolare, chi ha un reddito mensile di 1.000 euro, infatti, con il riscatto agevolato paga il +18% rispetto al riscatto normale, chi ha 1.500 euro di stipendio risparmia il -26&, chi ha 2.000 euro di reddito mensile il -47%, chi guadagna 2.500 euro al mese il -60%, chi prende 3.000 mensili il -67%.

Come cambia la pensione

Le seguenti tabelle mostrano il test di convenienza calcolato da Progetica, in termini di incrementi complessivi di pensione ottenibili considerando la durata media della vita, utile per capire se, nel proprio caso, il costo dell’operazione vale il beneficio che si otterrebbe.

Riscatto laurea VS. Fondo pensione

Torniamo ora al quesito se investire in un fondo pensione o nel riscatto della laurea. Ribadendo il concetto che si vuole anticipare di qualche anno il pensionamento il riscatto va assolutamente preso in considerazione, mentre se l’obiettivo è di migliorare il tenore di vita si potrebbe considerare la possibilità di accompagnarlo, con un aumento del proprio versamento in previdenza integrativa. Nel caso in cui il riscatto non consentisse di anticipare di molto la pensione, forse sarebbe più conveniente investire la stessa somma in un fondo pensione, che hanno un rendimento maggiore rispetto ai contributi versati per il riscatto della laurea che sono rivalutati dall’INPS secondo l’andamento dell’economia italiana.

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