Riuso di scorie d’acciaieria: proposta di legge bresciana

di Pietro Gorlani

Se si vuole evitare l’apertura di altre discariche bisogna soffiare vento nelle vele dell’economia circolare. È quello che farà la consulta dell’Ambiente della Provincia: si è messa al lavoro per produrre una proposta di legge (da inoltrare ai parlamentari bresciani e al Governo) sul recupero di scorie d’acciaieria da utilizzare come sottofondi stradali e riempimenti edili. Proposta rafforzata dagli studi dell’università di Brescia (facoltà di Ingegneria e Medicina) che hanno dimostrato la non pericolosità per l’ambiente delle scorie: gli inquinanti monitorati sono tutti sotto i limiti di legge e sono quindi meglio della sabbia e della ghiaia visto che queste necessitano di buchi nel terreno (cave che poi vengono trasformate in discariche, un circolo vizioso noto nel territorio Bresciano).

In Italia il recupero delle scorie d’acciaieria è concesso da una normativa del 1998 alla quale hanno fatto seguito una serie di autorizzazioni provinciali e regionali ma manca una legge moderna nazionale univoca, che stabilisca parametri chiari, un test di cessione dell’eluato non interpretabile. Di fatto ad oggi diverse imprese edili preferiscono ancora usare sabbia e ghiaia anziché le scorie, per non incorrere in controlli e potenziali sequestri. Il Governo ha complicato le cose approvando un emendamento allo Sblocca Cantieri che rimanda – per il recupero scorie – proprio alla normativa del 1998, «annullando» le tecnologie subentrate negli ultimi 20 anni e mettendo a rischio le autorizzazioni esistenti ed in scadenza di migliaia di aziende del settore recupero (108 sono in provincia di Brescia). «Per fortuna in settimana il Senato ha approvato un emendamento che salva le autorizzazioni esistenti e quelle in scadenza – ha spiegato il vicepresidente della Provincia, Guido Galperti – anche se congela le nuove. Deve essere approvato dalla Camera, poi attendiamo i decreti». La Provincia però vuole fornire al Governo materiale in più con il quale integrare la direttiva Ue 851 del 2018, architrave dell’economia circolare, che l’Italia deve recepire entro il 5 luglio 2020. Brescia, dove è presente quasi il 40% delle acciaierie da rottame, le quali producono 800mila tonnellate l’anno di scorie (inertizzate con procedimenti d’avanguardia, con prodotti come Alfasistone di Alfa Acciai o Greenstone di Feralpi) vuole essere «faro» per il settore.

L’obiettivo mette d’accordo industriali e parte del mondo ambientalista. Il presidente di Aib, Giuseppe Pasini, ha sempre sostenuto che le scorie vanno recuperate se si vogliono evitare nuove discariche: «Visto l’impegno di Regione e Provincia a settembre ritireremo il nostro ricorso contro l’indice di pressione ambientale (che impedisce l’apertura di nuove discariche in zone troppo sature come Montichiari, ndr )». Ma lui stesso ricorda che è solo «Roma a poter disinnescare la bomba dell’end of waste, facendo i tanto attesi decreti». Anche Silvio Parzanini (Legambiente Franciacorta) sostiene che non è possibile «vedere migliaia di tonnellate di scorie d’acciaieria finire nella discarica Bettoni di Travagliato, in attesa di ampliamento, quando potrebbero venire recuperate». Già perché di questo passo i 6,6 milioni di metri cubi di capacità residua presenti nelle 14 discariche ancora attive si esaurirebbero in 6 anni visto che ogni anno accolgono 1,8 milioni di tonnellate di scorie. Anche se sono in arrivo altre tre discariche (Castella a Rezzato, Edilquattro a Ghedi, e l’ampliamento Bettoni di Travagliato) per altri 3 milioni di metri cubi.

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