Tempi duri per l’acciaio

Gli affari stanno diventando sempre più difficili per il settore del riciclo dell’acciaio. La crisi parte dalla Germania, con aziende sempre più colpite dall’indebolimento dell’economia nazionale. Una crisi doppia: da un lato ci sono meno scarti, a causa della contrazione degli investimenti. Dall’altro lato la domanda di acciaio riciclato è diminuita.

Si prevede che quest’anno i riciclatori di acciaio tedeschi lavoreranno insieme circa 19 milioni di tonnellate di rottami di acciaio. Un volume senz’altro in calo, ma ancora non disprezzabile.

Purtroppo, però, due terzi (66%) dei riciclatori di acciaio tedeschi prevedono un ulteriore declino degli affari nel 2020, secondo i risultati di un sondaggio condotto dalla confederazione tedesca dei riciclatori di acciaio BDSV tra i suoi oltre 500 membri. I motivi principali indicati sono l’industria automobilistica in crisi e gli ordini in calo nell’ambito dell’ingegneria meccanica.

Secondo l’associazione BDSV, sussistono ancora alcune incertezze a causa della Brexit e della continua disputa commerciale tra Cina e Stati Uniti. Tali questioni riguardano in particolare l’economia tedesca, tradizionalmente orientata all’esportazione.

Oltre al rallentamento della produzione industriale in Germania, le aziende del settore del riciclaggio dell’acciaio soffrono di costi sempre più elevati per il rispetto delle normative ambientali. “Questo porta a svantaggi competitivi nell’ambito internazionale”, lamenta l’associazione di categoria di settore.

Se Atene piange, Sparta di certo non ride. L’Italia, altro paese tra i top esportatori di meccanica, sente la crisi quasi allo stesso livello dei colleghi teutonici.

La vicenda ArcelorMittal, al netto degli errori dei politici e degli interventi della magistratura, testimonia lo stato della siderurgia, e di riflesso della meccanica, italiana.

Di certo la crisi dell’acciaio in Europa è evidente. Il mercato è molto debole a causa del forte rallentamento del comparto automobilistico tedesco, iniziato già lo scorso anno. Tra il primo trimestre 2018 e settembre 2019 il prezzo del coils a caldo, quello prodotto dall’Ilva, è passato mediamente da circa 550 a meno di 400 euro alla tonnellata.

Tutto questo non dovrebbe incidere più di tanto sul settore dei rottami, visto che il costo delle materie prime, come il minerale di ferro, non cala, sostenuto dalla domanda cinese. Ma di certo non si tratta di un buon periodo.

Dal settore dell’auto tedesco non arrivano segnali di ripresa: da inizio anno la produzione è scesa del 20% rispetto al 2018. Questo rende sempre più cronico il problema della sovracapacità produttiva dell’acciaio in Europa.

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