Trenta cause l’anno per l’esposizione all’amianto al tribunale di Terni

Circa trenta cause l’anno legate all’amianto discusse presso il tribunale di Terni. E’ così da una ventina di anni”.

Il dato viene dall’avvocato lavorista Paolo Crescimbeni, uno dei pionieri nella materia, titolare dunque di una buona parte delle stesse.

“All’inizio – spiega Crescimbeni – le cause erano di due tipi. Il primo era l’accertamento dell’esposizione all’amianto, contro l’Inps e l’Inail, che riconosceva al lavoratore benefici contributivi, il cinquanta per cento di contributi figurativi in più rispetto a quelli maturati, in pratica uno scivolo contributivo che serviva per andare in pensione prima. Adesso questo tipo di cause è residuale; il grosso – prosegue Crescimbeni – è legato al riconoscimento del danno, patologie gravi, anche tumorali, subito dal lavoratore in seguito all’esposizione all’amianto. In questo caso viene contestata all’azienda la violazione delle norme di sicurezza sul lavoro”.

Una conflittualità che va a confermare i dati forniti dall’Osservatorio nazionale sull’amianto: 120 morti nel 2019 in Umbria; (LEGGI) 30 i casi di mesotelioma, 50 quelli di cancro al polmone causato da esposizione all’amianto cui si aggiungono 30 diagnosi di asbestosi e circa 110 casi di altre patologie neoplastiche asbesto-correlate per le quali va riconosciuta la responsabilità diretta dell’amianto.

“I tumori collegati all’esposizione – dice ancora Crescimbeni – sono quelli dell’apparato respiratorio e digerente, tra questi il mesotelioma pleurico è il killer. Ma nel corso delle cause sono stati accertati anche tumori legati all’amianto alle ovaie, ai testicoli e alla laringe”.

L’amianto è stato dichiarato fuorilegge nel 1992 e per le aziende è scattato l’obbligo di bonifica che di proroga in proroga è arrivato fino al 2000.

Ast e polo chimico hanno bonificato gli impianti e oggi tutto dovrebbe essere in regola. Circa 700 persone sono uscite in via anticipata dal lavoro a causa dell’esposizione all’amianto” dice Gioacchino Olimpierisegretario provinciale del sindacato Fismic.

“Le linee Ast maggiormente interessate – spiega Olimpieri – erano il treno a caldo, il centro fusorio e i trattamenti”. Oggi è tutto a posto, ma i lavoratori continuano ad ammalarsi perché le patologie legate all’amianto hanno una latenza di venti, trent’anni.

Presso la sede Usl2 di viale Bramante è attivo un ambulatorio che diagnostica le patologie legate all’esposizione all’amianto.

La patologia più frequente sono le placche pleuriche, un’alterazione anatomica che però non provoca lesioni cancerose. Poi, con minore frequenza, si registrano i casi di tumore.

I grandi impianti industriali hanno bonificato i reparti. Resta l’amianto diffuso: quello che sta nei tetti, nelle tettoie, nelle canne fumarie. Quello più difficile da individuare.

Fonte-Corriere dell’Umbria

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