Tutti i modi andare in pensione nel 2019 e 2020

Nel 2021 è prevista una nuova riforma previdenziale che introdurrà nuove formule di pensione anticipata in sostituzione di formule come la Quota 100, che rimane confermata come sperimentale per il triennio 2019-2021. Per il 2020 il Governo ha intanto previsto anche il rinnovo di Opzione Donna e APE Sociale

Dunque, da qui al prossimo anno il quadro resta sostanzialmente invariato rispetto a quanto introdotto dalla Legge di Stabilità 2019 e dal decreto Quota 100 in tema di Riforma delle Pensioni, con l’obiettivo di garantire nel medio periodo che i lavoratori fruiscano delle formule introdotte per un’uscita agevolata dal mercato del lavoro.

Vediamo, anche a fronte delle ultime novità, quali sono tutti i modi per andare in pensione nel 2019 e nel 2020: pensione di vecchiaia, pensione anticipata, Quota 100, Precoci, lavori usuranti e gravosi, APe e cumulo contributivo.

Pensione di vecchiaia
Chi raggiunge nel corso del 2019 o 2020 il requisito dei 67 anni di età (innalzato rispetto ai precedenti 66 anni e 7 mesi) ed abbia versato almeno 20 anni di contributi maturerà il diritto alla pensione di vecchia. Un diritto che scatta dal primo giorno del mese successivo a quello in cui l’assicurato ha compiuto l’età pensionabile, o di quello in cui viene raggiunto anche il requisito di anzianità assicurativa e contributiva, nel caso in cui alla data del compleanno non risultassero già soddisfatti.

Lo scatto di cinque mesi non si applica ai lavoratori addetti alle mansioni gravose con almeno 30 anni di contribuzione che, pertanto, potranno andare in pensione con 66 anni e 7 mesi.

I lavoratori dipendenti e autonomi, iscritti all’assicurazione generale obbligatoria (Ago) ed alle forme esclusive, sostitutive, esonerative ed integrative della medesima, nonché alla Gestione separata, se aventi diritto, potranno dunque andare in pensione, previa domanda da presentare all’Ente previdenziale.

Per ricevere la pensione di vecchiaia è necessario cessare il rapporto di lavoro dipendente, ma non l’attività svolta in qualità di lavoratore autonomo.

Pensione anticipata
Il Governo ha bloccato retroattivamente l’adeguamento alla speranza di vita dei requisiti per la pensione anticipata scattato il 1° gennaio 2019 in base a quanto previsto dalla Legge Fornero (la Riforma delle Pensioni 2011). Pertanto anche nel 2019 e 2020 si potrà andare in pensione anticipata indipendentemente dall’età anagrafica, con:

  • 42 anni e 10 mesi di contributi gli uomini (contro i 43 anni e tre mesi previsti dalla Legge Fornero);
  • 41 anni e 10 mesi le donne (contro 42 anni e tre mesi).

Con la Legge di Bilancio 2019 è tuttavia previsto il ritorno del sistema delle finestre: 3 mesi dalla maturazione dei requisiti pensionistici con la prima decorrenza – per chi ha maturato i requisiti entro l’entrata in vigore del DL su Quota 100 – al 1° Aprile 2019.

Pensione per usuranti
Per gli impiegati in lavori usuranti la legge prevede la possibilità di andare in pensione in maniera anticipata rispetto agli altri lavoratori. Ogni anno sono circa 6 mila i potenziali beneficiari della pensione anticipata per lavoro usurante. Le mansioni usuranti sono quelle previste dal decreto legislativo n. 67 del 2011.

Per accedervi, per le pensioni con decorrenza dal 1° gennaio 2018, viene richiesto di aver svolto una o più delle attività usuranti per almeno la metà della vita lavorativa, o per almeno sette anni negli ultimi dieci.

Ai lavoratori usuranti dal 2019 al 2026 viene inoltre richiesto di rientrare nella quota 97,6 con almeno 61 anni 7 mesi di età e 35 anni di contributi.

Pensione per i precoci
Agevolazioni in tema di accesso alla pensione anticipata vengono riservate anche ai lavoratori precoci che possono lasciare il lavoro maturando 41 anni di contributi, quota 41, a prescindere dalla età anagrafica. L’assegno viene calcolato con il sistema misto.

Per lavoratori precoci si intendono coloro che prima dei 19 anni abbiano lavorato per almeno 12 mesi effettivi, anche non continuativi.

Per andare in pensione, i lavoratori precoci che maturano i requisiti nel 2019 e 2020 devono produrre una doppia domanda all’INPS, una per la verifica dei requisiti (entro il 1° marzo di ciascun anno), l’altra per l’accesso alla prestazione vera e propria.

La decorrenza del trattamento scatta trascorsi tre mesi (finestra mobile).

Pensione lavori gravosi
Per i lavoratori impiegati in mansioni gravose le agevolazioni previste in tema di accesso alla pensione prevedono il possesso di questi requisiti: 66 anni e 7 mesi di età, oppure 41 anni e dieci mesi per le donne e 42 anni e 10 mesi per gli uomini (per questa categoria non scatta dal 2019 l’adeguamento alla speranza di vita). Per mansioni gravose si intendono quelle riportate nell’allegato B del decreto ministeriale di cui all’articolo 1, comma 153, legge 205/2017.

Per accedere alla pensione anticipata per lavori gravosi è necessario allegare alla domanda INPS:

  • la dichiarazione del datore di lavoro attestante i periodi di svolgimento delle mansioni gravose rese alle proprie dipendenze, il contratto collettivo applicato;
  • il livello di inquadramento attribuito;
  • le mansioni svolte;
  • il relativo codice professionale ISTAT, ove previsto.

Quota 100 privati
Una delle grandi novità del 2019 è la possibilità per i dipendenti privati di accedere alla pensione anticipata con quota 100. Tale requisito si perfeziona al raggiungimento di 62 anni di età e 38 anni di contributi. Anche qui è previsto il sistema delle finestre per l’accesso alla pensione:

  • chi matura i requisiti può accedere alla pensione dopo tre mesi.

Quota 100 statali
Anche i dipendenti pubblici potranno anticipare la pensione con la quota 100. I requisiti richiesti sono gli stessi dei dipendenti privati ma sono state previste solo due finestre semestrali:

  • chi è risulta in possesso dei requisiti entro l’entrata in vigore del DL Quota 100 si è ritirato ad agosto 2019;
  • dopo tale data, si devono attendere sei mesi dalla maturazione dei requisiti.

Per il settore scolastico e Afam resta ferma anche per il 2020 la decorrenza della pensione al 1° settembre (1° novembre Afam) dell’anno in cui vengono raggiunti i requisiti pensionistici. A tal fine chi matura i requisiti per la quota entro il 31 dicembre 2019 ha potuto presentare domanda di dimissioni entro il 28 febbraio scorso, per andare in quiescenza dal 1° settembre/novembre 2019. Stessa cosa per il prossimo anno.

Opzione Donna
L’Opzione Donna permette alle lavoratrici di ritirarsi con 58 anni di età (59 se autonome) e 35 di contributi. L’assegno previdenziale in questo caso viene ricalcolato con il solo criterio contributivo.Vengono incluse anche le nate nel 1960 e anche in questo caso, non si applicano gli scatti delle aspettative di vita. La decorrenza della pensione viene posticipata di 12 mesi (18 per le autonome).

La misura sarà rinnovata nel 2020, allargando quindi “di un anno” la platea delle beneficiarie.

APe aziendale
Nel 2019 è ancora possibile ritirarsi con l’APe aziendale, l’anticipo della pensione finanziato dal datore di lavoro privato che garantisce al lavoratore un assegno ponte fino al raggiungimento della pensione di vecchiaia. Il prestito deve essere restituito con rate ventennali trattenute sulla futura pensione. L’APe aziendale, a differenza di quella volontaria, richiede necessariamente l’interruzione del rapporto di lavoro.

I requisiti per l’accesso all’APe aziendale sono: aver compiuto 63 anni, avere almeno 20 anni di contributi versati e non avere più di 3 anni e 7 mesi dal raggiungimento dei requisiti per la pensione di vecchiaia.

APe Sociale
Prorogata di un anno anche l’APe sociale, che dunque resterà in vigore fino al 31 dicembre 2020. Si tratta di un trattamento finanziato dallo Stato che consente di accedere alla pensione anticipata a costo zero ma solo a specifiche categorie di lavoratori caratterizzati da condizioni di disagio, a patto che manchino solo 3 anni e 7 mesi al raggiungimento dei requisiti per la pensione di vecchiaia. Questo significa che hanno diritto all’indennità sostitutiva coloro che maturano il requisito entro il 31 dicembre.

La prestazione dura fino al conseguimento dell’età anagrafica per la pensione di vecchiaia. Requisiti: almeno 63 anni di età ed almeno 30 anni o 36 anni a seconda dei casi, con un bonus di un anno per ciascun figlio (massimo 2) per le lavoratrici.

APe Volontario
Nel 2020 terminerà la sperimentazione dell’APe volontario, l’anticipo pensionistico pagato con finanziamento bancario da restituire con rate ventennali trattenute sulla futura pensione destinato ai soggetti che hanno 63 anni, 20 anni di contributi e si trovano a non più di tre anni e sette mesi dalla pensione di vecchiaia.

Cumulo contributivo
Per raggiungere i requisiti richiesti per l’accesso alla pensione è inoltre possibile fruire del cumulo gratuito di contributi previdenziali versati in più gestioni per ottenere un assegno unitario. Una possibilità alla quale possono accedere potenzialmente circa 50mila lavoratori l’anno. Nel cumulo possono confluire anche i contributi versati alle casse dei professionisti ad eccezione del caso in cui si debba raggiungere il requisito contributivo di 38 anni per la quota 100).

 

 

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